Le storie di Furore

Storie della Terra Furoris
Chissà quale sarà mai stato il suo vero aspetto. Qualcuno lo ha immaginato così:

o così

oppure

o ancoracosì

 

 

 

 

Quale che sia stato il suo reale soma se uno di questi o altri, è certo che, non si sa quanto tempo fa, il diavolo in persona fece la sua apparizione nella Terra Furoris. E, in osservanza del loro nome, gli abitanti di queste contrade, letteralmente “furiosi” ed assolutamente non inclini ad accettare la sua ignobile presenza, lo scacciarono in malo modo. Qualcuno dice che il signore delle tenebre, vistosi trattato con così malagrazia, volesse vendicarsi e pensasse di farlo lasciando un caldo ricordo del suo corpo proprio all’uscita del paese, in sommità, verso Agerola. Così fece e, dovendo poi provvedere alla sua intima e personale pulizia, il demonio non potè fare a meno di agire alla buona, alla contadina per così dire, utilizzando un’erba, la prima che gli capitò sotto mano.

Mal gliene incolse perchè quell’erba era tra le ortiche più feroci che crescessero da quelle parti. Il focoso arbusto fece fino in fondo il suo dovere a contatto con la pelle dell’irsuto ed indesiderato ospite provocandoli acuti bruciori ed irrefrenabili pruriti. Quello se ne andò bestemmiando ad altissima voce, pestando con violenza i piedi in terra e si dice che abbia aggiunto:

“Furore feroce!

Mal’acqua, mala gente

pure ll’evere ?malamente!”

In ricordo di questa sua rapidissima passata, la terra che fu violentemente calpestata dal suo zoccolo caprino e che ne rimase impressionata da portarne, si dice, ancor’oggi l’impronta, fu detta di “pedata”.

I Furoresi hanno fatto, dunque, onore al loro nome che evoca una qualche terribilità. Ma si dice che, oltre che all’inferno, essi abbiano dato fastidio, in qualche modo, anche agli abitanti del cielo che da queste parte avevano dimora:

“Santo Jaco, miezo pazzo,

o vottarono abbasco ‘a chiazza.

Sant’Elia, puveriello,

‘o vottarono d’a Purtella.

Sant’Agnelo, malandrino

‘o vottarono dinte Pino.

Santo Jaco e, cioè, San Giacomo fu buttato in mezzo alla piazza; fu, però, successivamente recuperato e la statua di “Santo Jaco viecchio” ?ancora in casa Penna. Pare che il santo, facendo miracolosamente proliferare il legno da ardere nella legnaia, abbia indotto, in coloro che raccolsero il suo busto dopo la caduta, un timoroso rispetto reverenziale tale da evitarsi di ardere nel camino …

Sant’Agnelo (Sant’Angelo e, cioè, San Michele), del quale si non sa bene perchè è detto che fosse un “malandrino”, fu scagliato nel vuoto, in località Pino e finì, logicamente, nelle profondità del Fiordo da dove non tornò indietro nè se ne ebbe più notizia. La valle nella quale il santo cimelio pesantemente rovinò, da quel tempo, ha preso l’eloquente nome di “Vottara”.

Sant’Elia dei tre fu, forse, il più sfortunato perchè i Furoresi lo scagliarono in mare dalla Portella. Il suo volo lo portò a schiantarsi sugli scogli ed ancora, a veder bene, si possono scorgere sui puntuti macigni, chiazze rossastre che molti, Sindaco in testa, sostengono essere il sangue benedetto della statua che fuoriuscì nel gran botto, schizzando all’intorno.

Che cosa abbia portato una popolazione intera a liberarsi con furia delle statue dei suoi Santi protettori facendole rovinare per il dirupo della costa non è dato, nel nostro tempo, sapere. Ma se ne può dedurre della furia degli abitanti di Furore; dal che si spiegherebbe, in parte, anche il nome che questo paese porta.

Pare che, però, storie a parte, il nome di Terra Furoris sia dovuto al fortissimo rumore del mare quando, nelle notti di tempesta, si infrange tremendo contro l’imboccatura del Fiordo.

Ma, anche se il diavolo se ne andò via bestemmiando, e gli abitanti impazziti non si sa per quale causa si disfecero, violentemente, di tutte le sacre effigi dei loro Santi protettori, la Terra Furoris riserva altre sorprese misteriose …

Le Janare

Sembra impossibile che in una terra luminosa e solare come la costiera dai profumi intensi e dai colori accesi possano trovare ospitalità le streghe … Ma è subito dopo il tramonto che il mare del blu più intenso diventa nero e la Costa Splendida si trasforma in un insieme di ombre nere e grigie.

Nel Fiordo, quando le ombre diventavano spesse ed impenetrabili, si racconta che le janare tenessero convegno. Sembra che proprio da qui partissero, in lunghe barche, verso lidi lontani per le loro notturne scorrerie …

Ma chi erano le janare?

Certamente donne. Sembra che venissero da Conca. Ma che fossero tanto malvagie non ?altrettanto sicuro. Un fatto, per? sembra chiaro: chi provò a spiarle pagò con grande spavento e minacce la sua impudenza. E’ certo anche – raccontano – che, per farsi rispettare non esitavano a terrorizzare le persone.

Una notte , un pescatore, insospettito si nascose nella sua barca, giù alla marina del Fiordo, ed attese che le janare venissero. Nella notte tutto sembra prendere vita e ogni piccolissimo rumore assumere connotazioni abnormi….

Le janare giunsero a notte fonda e, messa la barca in acqua, si diressero lontano, verso Palinuro. Erano sette e non si accorsero del pescatore che se ne stava nascosto sul fondo della barca. Scese che furono fecero una grande razzia di grano. Anche il pescatore non visto prese del grano per 

Il giorno dopo ci fu in paese una grande festa. Il pescatore, orgoglioso d’aver sfidato la paura e il buio della notte e d’aver così scoperto le janare, si mise all’occhiello una spiga del grano rubato per farsi bello. Ma c’era anche una delle janare, che, vedendo la spiga, capì che la notte precedente il pescatore s’era nascosto nella barca e le aveva scoperte. Lo minacciò e l’uomo, impaurito, scappò via tanto velocemente che ora sta ancora correndo e non si sa dove mai sia arrivato…

Come tutte le creature notturne, le janare s’intendevano di medicina ed erano, per questo, consultate nei momenti difficili della vita che, si s? prima o poi capitano a tutti. Pare che i loro medicamenti fossero efficaci e benigni . E, come tutte le streghe che si rispettano, anche le janare preparavano filtri d’amore …E’ tutto ciò che porta al trionfo dell’amore può essere considerata la più grande delle medicine. e, dunque se ciò non ci autorizza a definir grandi coloro che riuscivano ad ottenere questi effetti certamente grande doveva essere il loro potere…

Anche se, in Terra Furoris, c’è chi sostiene che il vero filtro magico, capace di ridare vita ai morti e gioia ai vivi, sia l’adorabile, vecchio, immancabile …

…… buon bicchiere di vino. Ma questa è un’altra storia.

Ultimo aggiornamento

11 Febbraio 2021, 13:22